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La recente pronuncia della Corte di Cassazione (Sentenza n. 1749 del 26 gennaio 2026) interviene con autorevolezza su uno dei temi più complessi del diritto tributario d’impresa: il trattamento delle perdite fiscali pregresse in occasione di operazioni di acquisizione societaria. Gli Ermellini hanno fissato limiti invalicabili per l’Amministrazione Finanziaria, chiarendo che non è possibile disconoscere automaticamente la compensazione delle perdite invocando un generico “intento elusivo”.
Il Principio di Specialità: Art. 84 TUIR vs. Art. 37-bis
Al centro della decisione vi è il rapporto tra la norma antielusiva generale e la disciplina speciale dettata per le cosiddette “bare fiscali”. La Suprema Corte ha censurato l’operato del Fisco, ribadendo che, in presenza di una norma speciale come l’art. 84 del TUIR, l’Ufficio non può ricorrere in via sostitutiva o estensiva a clausole generali (come l’allora vigente art. 37-bis del D.P.R. 600/1973) per colpire operazioni ritenute meramente “sospette”.
Le due condizioni cumulative per il disconoscimento
Per legittimare il recupero a tassazione delle perdite compensate, l’Agenzia delle Entrate ha l’onere di provare la sussistenza di due requisiti oggettivi e cumulativi previsti dall’art. 84, comma 3, del TUIR:
In assenza della verifica puntuale del secondo requisito (la modifica dell’attività), il diniego alla compensazione delle perdite deve ritenersi illegittimo.
Profili procedurali e decadenza: punti di attenzione per la difesa
La sentenza offre spunti critici anche sul piano del contenzioso e delle eccezioni procedurali:
Considerazioni operative per lo Studio
Questa sentenza rappresenta uno scudo fondamentale per le operazioni di M&A e per il salvataggio di società in crisi. La tutela del contribuente passa per la dimostrazione della genuinità economica dell’operazione e per il mantenimento della continuità dell’oggetto sociale.
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